LA LEGGE DI COMPENSAZIONE



La La legge di compensazione è inevitabile, per la personalità. È il modus operandi della personalità. Essa dice che ogni volta che proviamo un’emozione che ci fa stare male (rabbia, invidia, senso di inadeguatezza, sfiducia, etc.) la personalità cercherà di compensare quel ‘down’ con un ‘up’ cioè con un’emozione che ci faccia stare bene (euforia, ottimismo, etc.) e viceversa. Detto in altri termini: ogni emozione di pancia, sia essa positiva o negativa, dovrà essere compensata col suo opposto. Da qui non se ne esce. Da un punto di vista di personalità non si può fare diversamente, finché non avremo sviluppato le emozioni superiori = le emozioni del Cuore. Esse non sono soggette alla legge di compensazione, sono gratuite, non hanno controindicazioni. Ma come si fa a uscire da questo labirinto? Con l’osservazione e l’accettazione. L’osservazione crea un centro di gravità permanente che, come un faro, illumina tutto ciò che accade in noi a livello emotivo. Grazie all’osservazione creiamo un osservatore che si differenzia dall’emozione osservata: togliendo energia all'emozione, incameriamo forza. L’osservatore, ad un certo punto, potrà scegliere dove dirigere le proprie forze (energie), mentre in assenza di esso tutta la nostra potenza viene fagocitata dal corpo emotivo che è mal gestito, male-educato. Senza un centro di gravità permanente il corpo emotivo ha il sopravvento su tutto il nostro essere, esattamente come un cavallo imbizzarrito. Con l’osservazione, invece, si impara a stare-con tutto ciò che il mondo esterno scatena in noi. Ho più volte scritto quanto sia importante guardare ciò che ci sta attraversando in questi giorni, accettare i momenti di paura, di sconforto, di smarrimento e di sfiducia per creare un legame, pace e armonia con queste parti noi imbizzarrite.

Oggi però pongo l’attenzione sulle ‘emozioni positive’ ma pur sempre di personalità, ossia tutto quel voler essere ottimisti, sperare che vada tutto bene e che le cose miglioreranno. Vi ricordo che, In assenza di colui che osserva senza giudizio, anche queste emozioni (come ho spiegato prima) dovranno essere compensate. Chi è triste è triste e dovrà compensare, chi è euforico è euforico e dovrà compensare. Se quest’affermazione vi fa stare male o vi dà fastidio, sappiate che vi è appena partito un cavallo emotivo, che è imbizzarrito e che dovrete compensare. NULLA DI SBAGLIATO, solo bisogna vedere ciò che è per ciò che è. Il consiglio, come sempre, è di guardarvi dentro. Se il vostro ottimismo scaturisce dalla paura di vedere come stanno andando le cose o dal timore che un giorno starete male, allora questo è ciò che accadrà. Se in Cuore vostro, invece, siete tranquilli, non avete nessun bisogno di sperare che le cose vadano diversamente da come stanno andando ora. Non dico che non vogliate cambiarle, ma che non ne avete il bisogno, non ne avete la necessità. Al contrario, nella personalità abbiamo necessità di cambiare perché non amiamo ciò che c'è. Se ci osserviamo il più costantemente possibile, l’energia che normalmente tiene per sé la nostra paura o il nostro ottimismo, resta a noi e diventiamo sempre più consapevoli e centrati. Il momento del ‘down’ per gli incrollabili ottimisti arriverà. Non lo dico per sfiduciarvi, ma perché è una legge.

Conoscerla ci permette di agire meglio, non meno. Se so che un coltello ha una lama tagliente, questo sapere non limita i miei gesti, ma li amplia e li rende più efficaci perché anziché perdere tempo ad impugnare il coltello per la lama e sanguinare, io prenderò il coltello dalla parte dal manico e lo userò come uno strumento. La stessa cosa dobbiamo farla con la legge di compensazione. Tutto ciò per dirvi che il nostro potere non sta nello sperare che un giorno le cose migliorino né nel mentirci dicendo che sta andando tutto bene. Il nostro potere risiede nel diventare indipendenti dai nostri cavalli imbizzarriti. Poi ci sarebbe la questione ‘trasmutazione delle emozioni’, ma questa è un’altra storia… …nel frattempo, voi preparatevi a restare qui-adesso-con ciò che avete, d’altra parte “Chi vive sperando, morir non si può dire…” Come ci si osserva? Guardandoci e iniziando a dire “SÌ” a tutto ciò che vediamo in noi, indipendentemente dal fatto che ci piaccia o meno, perché il ‘piacere o non piacere’ fa sempre parte della personalità, mentre noi stiamo letteralmente costruendoci l’Anima! Buona tenerezza e buon lavoro a tutti!

Paola


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