Come faccio a stare meglio finché c'è qualcuno che può farmi stare peggio?



"Come faccio a stare meglio finché c'è qualcuno che può farmi stare peggio?"

"La risposta a questa legittima domanda è: devi assumerti la totale responsabilità di ciò che ti accade.

Lo so non è una risposta da “pronto soccorso”, ma il lavoro su di sé non è un pronto soccorso.

È un lavoro impegnativo che dura nel tempo e necessita di impegno, pazienza, perseveranza e vagonate di amore. Quindi iniziamo subito!

Per quanto possa sembrare catastrofico, pensare che tra un secondo potresti aver perso tutto è semplice realistico.

In effetti è sulla bocca di tutti, soprattutto dopo una tragedia, la frase “Certo, dovremmo proprio goderci il presente, vivere il qui e ora, cogliere l’attimo!”, ma sono affermazioni che hanno la stessa valenza di quella classica frase, detta dopo un funerale, da parenti che non si vedono mai: “Dovremmo vederci più spesso e non solo in queste tristi circostanze”.

Valore nullo.

Dai valore nullo a questi propositi perché dai per scontato che avrai sempre le sicurezze/certezze che hai adesso, ma prova per pochi secondi a stare in ascolto di ciò che urlerebbe la tua personalità se davvero adesso ti ritrovassi senza casa, famiglia, lavoro, denaro, amici e anche senza nemici.

...

Non si tratta di attirare iella, si tratta di ascoltare le sfumature del tuo corpo emotivo che non sei abituato ad ascoltare. E non sei abituato ad ascoltarle perché sei abilissimo a tacitarle o a evitarle.

Hai provato a vedere quali emozioni susciterebbe la perdita di tutto?

Sei disposto ad ascoltarle tutte, senza tralasciarne alcuna? Dai, tanto è un gioco, cosa ti costa, prova…

È un gioco che ha una duplice valenza.

Prima di tutto, ti fa rendere conto di quanto hai e di quanto fortunato sei e, se lo facessi più volte al giorno, potresti vedere, sin dai primi giorni, un enorme cambiamento nel tuo modo di approcciarti alla vita.

In secondo luogo, è un gioco che ti serve per iniziare a lavorare su te stesso, cioè per creare un ponte tra te e le tue emozioni, emozioni che prima o poi dovrai contattare.

Con o senza tragedia (queste sono le uniche due opzioni, quindi: a te la scelta…) tali emozioni faranno il loro dovere sino in fondo e tu, prima o poi, dovrai guardarle negli occhi."


"Sì, ho capito, sono fortunato, ringrazio tutto e tutti e bla bla bla… ma come faccio a stare meglio finché c'è qualcuno che può farmi stare peggio?"

"Vedi che vuoi un “pronto soccorso”? Questo non è un pronto soccorso.

Non c’è la pillolina che ti farà star bene, nessun Abracadabra, nessuna pozione, solo: lavoro, pazienza, perseveranza, perdono, coraggio, volontà, tenerezza e amore.

Non importa che ad oggi tu non abbia ancora sviluppato appieno queste qualità, conta solo che vi sia in te un richiamo ad essere il capitano della tua anima, se senti questo e dimostri di voler diventare libero, l’universo si inchinerà a te per darti una mano (hai presente il famoso ‘aiutati che il ciel ti aiuta’?).

Ora io chiedo a te:

come fai ad essere indipendente dal mondo esterno, se prima non diventi indipendente dalle tue emozioni e dai tuoi meccanismi?

Tizio ti offende e tu ci rimani male.

Dimentica per un attimo il tuo astio nei confronti di Tizio e occupati solo della sofferenza che provi al tuo interno. È vero che è stato Tizio a dire quella frase nei tuoi confronti, ma colui che sta male adesso sei tu e solo tu puoi fare qualcosa. Diversamente, dovrai per il resto della tua vita girare armato sino ai denti (fisicamente e/o psicologicamente) per difenderti da tutto ciò che ti potranno dire o fare… e questa non è vita.

Ma soprattutto, questa cosa che non è vita ce l’hai già! È ciò da cui fuggi, ciò da cui vuoi guarire, ciò che tenti di risolvere una volta per tutte.

Quello che ignori, e per cui devi lavorare, è una vita fatta di forza e gioia che sono collocate al tuo interno e che sono più forti di qualunque armatura e più potenti di qualsiasi offesa perché, non solo il mondo esterno non può ferirti, ma tu sei l’autore del mondo che ti circonda.

“Amate i vostri nemici […]Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete?” non è una minaccia né un consiglio morale, è una legge.

Gesù ci avverte che se vogliamo avere dei meriti, cioè svegliarci dalla soffocante cappa di una società dormiente, dobbiamo compiere uno sforzo che per la società dormiente equivale ad uno sforzo abominevole e tale sforzo va compiuto con i nemici più prossimi: le parti di noi che detestiamo, che ci fanno soffrire, di cui ci vergogniamo, perché sono proprio queste parti che creano all’esterno le situazioni che detestiamo, che ci fanno soffrire e di cui ci vergogniamo.

Ecco, è da qui che ci si assume la responsabilità!"

Tratto da “Incontri con uomini che si credono flipper impazziti e vogliono essere aggiustati, anziché diventare uomini”

Un abbraccio,

Paola

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